L’origine delle carie

Pubblicato il da Jena

Ogni dente è composto di 3 parti:
-          una visibile: la corona
-          una invisibile: la radice infissa nel suo alveolo mascellare
-          il colletto, al livello del bordo gengivale congiunge la corona alla radice.

La corona
E’ come detto la parte visibile del dente.

Il colletto
La parte limitrofa della corona e della radice. E’ una linea teorica che tocca la gengiva dove lo smalto termina e comincia la radice, non rivestita di smalto.
Il colletto è molto sensibile ai cambiamenti termici quando lo scalzamento l’ha messo del tutto a nudo per ritiro del cuscinetto gengivale.

La radice
E’ la parte invisibile del dente, parte del colletto, si affonda nell’alveolo che è un buco sistemato nell’osso mascellare, e termina con l’apice.

Istologia del dente
Il dente si compone di 3 tessuti duri:
-          smalto;
-          avorio e il cemento;
-          polpa.

Lo smalto ricopre tutta la corona ed è il tessuto più duro che corpo umano, poiché la sua durezza non è di molto inferiore a quella del diamante; non contiene che il 5% di materie organiche, il 95% è costituito da carbonati e fosfati di calcio e di magnesio principalmente.
La microscopio si presenta sotto forma di prismi esagonali serrati intimamente gli uni agli altri. E’ per la disposizione dei prismi che la carie smantella la corona come i demolitori che rimuovono mattone dopo mattone.
Interiormente i prismi di smalto s’incastrano sui prismi d’avorio sottostanti.

L’avorio o dentina
Esso forma il corpo della corona, la massa principale, di colore bianco giallastro, talvolta piuttosto giallo. Questo colore traspare attraverso lo smalto e dà al dente la sua tinta di fondo. Perciò è inutile accanirsi con lo spazzolino e dentifricio su un dente il cui avorio è di un giallo accentuato nella speranza di ottenere dei denti bianchi. L’avorio non contiene che il 70% di materie inorganiche (minerali), così molto meno duro dello smalto esterno.
Questa massa d’avorio non ha una compattezza analoga a quella dello smalto anche perché è percorsa da microscopici cataletti dentinari che partono dalla zona pulpare (della polpa) e si perdono nello spazio granuloso che forma la congiunzione smalto-avorio.
Su tagli trasversali della corona si vedono nettamente al microscopio dei piccoli tubi che lungi dall’essere vuoti sono abitati da materia vivente: le fibrille di Tomes, autentiche antenne nervose che informano la polpa delle sensazioni termiche, tattili, ecc. che influenzano la zona periferica (zona dello smalto).
Non si riscontrano vasi capillari nell’avorio. Talvolta compaiono dei vuoti, difetto di calcificazione, sia isolati che numerosi e intercomunicanti.

Il cemento
Ciò che è lo smalto per la corona, è il cemento per la radice. E’ duro (quasi il 60% di sostanze minerali) e copre la parte esterna della radice unendo l’avorio radicolare al legamento alveolo dentario. E’ giallo, granuloso, più spesso verso l’apice che sul colletto dove si congiunge in modo molto variabile con lo smalto della corona. Contiene delle cellule (cementoblasti) analoghi agli osteoblasti delle ossa. Quando il dente è devitalizzato queste cellule assicurano una nutrizione minima indispensabile.

La polpa
E’ il cuore del dente, sistemato nella camera pulpare che è una cavità più o meno voluminosa secondo le dimensioni e l’età del dente e si prolunga con una rete vascolare-nervosa che riempie il canale dentario.
La polpa è molle, massa pallida di consistenza del midollo osseo e di odore dolciastro caratteristico. Sostanza proteica essa muore a contatto dei veleni proteici violenti (arsenico, acidi, alcaloidi) e coagula.
E’ nutrita da una circolazione intradentaria molto attiva ricevendo il flusso nutritivo da un’arteria che termina alla periferia della polpa.

Il legamento alveolo-dentario
Come indica il nome la sua funzione è di legame. Composta da numerose fibre, dalla trama racchiusa in fasci diversamente orientati, è tenace ed elastico. E’ un magnifico ammortizzatore che inguaina la radice su tutto il suo perimetro e la congiunge all’osso alveolare. Questa sospensione più o meno elastica assicura al dente il suo solido impianto.
Questo ammortizzatore fisiologico è percorso da una ricca rete di vasi (arteriose, venule, ecc.) e di nervi. Il legame alveolo-dentario è un’autentica articolazione (come il ginocchio, spalla) e come tale può divenire sede di tutti i mali che possono affliggere queste parti.

La carie dentaria  
La decalcificazione precede sempre la carie propriamente detta, perché quest’ultima è solo il risultato finale della demineralizzazione dei tessuti duri del dente. Accade d’altronde lo stesso “modus operandi” in tutte le malattie cosiddette microbiche nelle quali i microbi non vengono a fare altro che il loro lavoro di becchini dei tessuti morti, il cui deterioramento ha per causa uno stato tossiemico dell’organismo.
Ci si chiede perché la presenza dei microrganismi scoperti durante certi stati patologici ha portato l’uomo a considerarli responsabili di tutti i nostri mali.
Perché la carie compaia, sono necessarie più condizioni:

1) Uno stato tossiemico che si traduce in una iperacidificazione dell’organismo (sangue), causata da una alimentazione e uno stile di vita errati (vedi “Perché siamo sempre più malati?”)
Eccesso di proteine animali (latte e derivati, carne, pesce, uova), di alimenti raffinati (zucchero, farine, pasta, ecc.) e morti (privi di vitamine e oligoelementi), di additivi e aromi chimici, fanno aumentare l’acidità del corpo. Se il sangue diventa acido intervengono immediatamente i sistemi tampone che sottraggono calcio e altri minerali dalle ossa (osteoporosi) e dai denti (carie).

2) Una circolazione artero-venosa intradentaria attiva che permette la mobilizzazione delle riserve minerali destinate a combattere la suddetta acidità.

3) La presenza in bocca di un ambiente acido dovuto a penetrazioni acide (residui alimentari, zuccheri, ecc.) che favoriscono il pullulare dei microrganismi che inizieranno dall’interno la demolizione del dente in condizioni di minore resistenza a seguito delle precedenti demineralizzazioni.

Ecco il motivo per cui la maggior frequenza di carie dentarie è nei bambini dai 3 anni fino ai 20 perché a questa età i disturbi circolatori sono molto rari, quindi la circolazione artero-venosa intradentaria è molto rapida e porta via minerali velocemente se e solo se l’organismo a causa di una alimentazione scombinata e ricca di zuccheri (carboidrati come i farinacei, pane bianco, caramelle, dolci, ecc.) è acidificato.
Al contrario l’età adulta comporta una sclerosi, una atrofia progressiva della polpa la cui vitalità diminuisce non consentendo più che il fenomeno della demineralizzazione si produca con la velocità e l’ampiezza caratteristiche della giovinezza.

Ma come nascono le carie? Sono di origine interna o esterna?
Innanzitutto sfatiamo il mito che la carie è un’usura o piallatura meccanica dei denti provocata dall’attrito.
Dal nostro punto di vista non esistono carie d’origine interna e carie di origine esterna.
La causa originaria della carie è sempre interna (demineralizzazione dovuta a tossiemia e acidificazione dell’organismo), mentre il lavoro di demolizione inizia sempre dall’esterno per opera della stessa acidità boccale e dei microrganismi che vivono e prolificano in ambiente acido.
Il punto d’attacco della carie si localizza sempre nei punti in cui la corona presenta una fessura o una zona dove lo smalto è più sottile (zona a minor resistenza).
La “madre” della carie è la decalcificazione dovuta all’iperacidità del terreno biologico.

L’origine della carie: la decalcificazione
Cattive combinazioni alimentari, ingestione continuativa di prodotti altamente acidificanti (proteine animali, formaggi, pesce uova, latte, zuccheri  farinacei raffinati, ecc.), mancanza di esercizio fisico (all’aria e al sole il pH del corpo si alza e da acido diventa basico) provoca un aumento dell’acidità del sangue.
Il sangue acido è una minaccia mortale per tessuti, cellule e organi, quindi per l’intero essere vivente. Istantaneamente si attivano dei sistemi intelligentissimi di protezione (detti sistemi tampone) che aggiungono minerali alcalinizzanti per abbassare l’acidità del sangue. Questi minerali organici se non sono presenti nella dieta, i sistemi tampone li prelevano dalle riserve del corpo. Tali riserve sono le ossa e i denti!
In una fase di acidità organica, maggiore è la velocità della circolazione intradentaria e più in fretta si svolge la demineralizzazione.

Da un certo punto di vista, quindi, la demineralizzazione è un prezioso fattore di ri-equilibrio del pH: una misura di salvataggio per l’intero organismo, senza il quale porterebbe alla morte certa la persona.
Per impedire questa demineralizzazione dei denti è necessario sopprimere la causa, cioè il bisogno di minerali fondamentali per abbassare l’acidità del corpo.
Il solo e unico rimedio è cambiare lo stile di vita e condurre un’esistenza conforme alle esigenze della vita.

Ricapitolando, la genesi della carie è la seguente:

- Decalcificazione à azione vitale anormale nell’interesse superiore del corpo. La trama minerale impoverita diviene maggiormente permeabile all’infiltrazione degli acidi della bocca (acidi che poi si legano e mischiano a sali minerali ed elementi albuminoidi), opponendo una resistenza minore all’azione chimica di questi acidi. Questo magma putrefattivo presente nella bocca richiama l’azione necrofaga di  alcuni specifici microrganismi, cioè quei microbi che affretteranno la disintegrazione dall’esterno del dente. La cavità della carie innescata nei punti deboli dalle fermentazioni acide locali, scenderà più rapidamente per l’attività microbica che affretta la distruzione della corona del dente.

Riportato dal sito disinformazione.it

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