Pillole della guerra che monta "di Daniele Martinelli"

Pubblicato il da Jena

Ocse e Ue avvertono l’Italia: la crisi economica provocherà effetti peggiori del previsto perché la recessione si aggraverà. E l’Italia, col suo terzo debito pubblico più alto del mondo, si prepara a pagare un dazio maggiore rispetto alle democrazie.
Il commissario Almunia non rimane più composto nelle sue frasi. Dice apertamente che i rischi di un deterioramento nell’Eurozona sono più elevati. Fra i tanti numeri che si rincorrono uno è certo, quello relativo al Pil italiano. Per il 2009 è assestato a meno 2,1% ma nessuno è più in grado di smentire che quel dato possa peggiorare ulteriormente. E con lui anche la tenuta del governo piduista. Non a caso la caduta di Berlusconi sarebbe, per paradosso, il lato B della medaglia che darebbe prospettive più rosee e liberatorie all’Italia.
Almunia ammette per la prima volta che col quadro deprimente della crisi economica globale “i Paesi di Eurolandia potrebbero andare in default”. Dopo l’Islanda, la Lituania, la Lettonia ora tocca all’Irlanda e alla Grecia. Nazioni che con la loro bancarotta creerebbero un cataclisma a “go down” in tutta l’Eurozona. Figuriamoci in Italia!
Almunia si rende conto e va in cerca della sua proverbiale “misura”. Deve almeno fingere di avere sotto controllo la situazione. Quindi aggiunge che “siamo pronti a intervenire perché siamo equipaggiati intellettualmente”. Ma non bisogna essere economisti per capire che quella frase è una mera stronzata.

Intanto oggi i giornali raccontano la balla della pensione per le donne a 65 anni. Sapete cos’è? E’ l’antipasto al taglio delle pensioni che fra un po’ riguarderà i mini nababbi che se la passano 3 mesi l’anno a Loano. Ex operai e dipendenti pubblici sulla settantina, abituati a percepire 1.500-2.500 mensili, fra un po’ saranno costretti ad accontentarsi di molto meno e forse a rinunciarci del tutto. Oppure a concorrere al milionario del loro idolo Gerry Scotti.
La disoccupazione che incalza sta provocando un minor gettito fiscale. Ci sono industriali che stanno facendo personalmente il porta a porta dalle aziende loro creditrici per riscuotere il dovuto, stufi di telefonare alle impiegate per sentirsi inventare qualunque scusa che ha il solo obiettivo di non passare il capo debitore.

Intanto la casta degli Andreotti è già pronta alla fuga. Berlusconi ha le ville alle Bermuda, i Geronzi, i De Benedetti, i Cragnotti e l’oligarchia della loro specie hanno basi consolidate nei paradisi fiscali. Ecco perché la casta è l’ultima che provvederà a ridursi i ricchi benefici e gli scandalosi privilegi. Schifani che alza i prezzi alla Bouvette del Senato dopo la polemica sull’euro e mezzo di costo del pasto, è solo fumo negli occhi. Questo ex socio inconsapevole di mafiosi e accoliti al seguito dovrebbero ridursi lo stipendio a 1.000 euro al mese come i cassintegrati e smettere di servire i massoni dei titoli tossici. Ma sappiamo che è utopia.

Intanto l’Italia dei reality sta per essere travolta. Ogni giorno è un bollettino di guerra. Mentre i telegiornali si preoccupano dell’aids fra gli scambisti romani dimenticandosi le migliaia di transessuali che infettano ogni giorno mariti di tutta Italia, le aziende che licenziano e che chiudono o che si trasferiscono in Tunisia, Romania e Bulgaria non si contano più. La crisi globale tocca anche settori che fino a 6 mesi fa si pensava fossero blindati. Come l’hi tech.
A Belluno sono a riposo forzato i dipendenti della Luxottica, ad Agrate Stmicroeletronics e Numonys annunciano 3 mila esuberi, i dipendenti Fiat di Pomigliano e le 20 mila famiglie del suo indotto paiono destinate a cercarsi qualcos’altro. Mentre il fisco ha scoperto che da Dolce e Gabbana va di moda il “nero”, gli interessati lamentano un calo di compratori dei loro prodotti nell’ordine del 20%.

Anche l’editoria va di male in peggio: l’Unità di Renato Soru potrebbe chiudere i battenti da un’ora all’altra, mentre ieri pomeriggio, per 2 ore, l’Agr ha sospeso il dispaccio delle brevissime per un assemblea dei giornalisti. Oggi Repubblica a pagina 28 annuncia con parole dolcificate una riforma del giornale all’insegna della chiarezza. E’ in realtà un necrologio da cui si capisce che diminuiranno le pagine del quotidiano cartaceo assieme alle vendite che sono in continuo calo.

Di contro è soltanto la Rete che pare vivere numeri meno drammatici. Le aziende che investono lo fanno proprio in Internet dove impazzano blog e social network. Fra i siti di maggior successo c’è il www.tripadvisor.comBusiness opportunities questo blog vale 100 mila dollari! Peccato che finora non ne abbia ancora visto uno. specializzato nel recensire i peggiori alberghi per i turisti. Effetto povertà che induce un numero sempre maggiore di naviganti a cercarsi posti in economia in tutto e per tutto. Anch’io, nel mio piccolo non mi sono mai sentito così teoricamente ricco. Secondo il

Un po’ come Mediaset, che ha tentato inutilmente di farsi risarcire dal Corriere, reo di aver pubblicato stralci di video delle sue trasmissioni sul sito Internet. La sentenza, storica in Italia, ha negato diritti di risarcimento al biscione. Il Corriere dovrà rimuovere soltanto 4 video del Grande fratello e potrà continuare a pubblicare il resto per “diritto di cronaca”. Un diritto riconosciuto ai giornalisti ma che in Rete va riconosciuto a tutti. Ne riparlerò.

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